Franco Rognoni

NOTE: To use the advanced features of this site you need javascript turned on.

L’affollamento delle figure, il loro imporsi e nel medesimo tempo confondersi (per trasparenza) contro squillanti cromatismi, il disegno messo al servizio di una fantasia libera e liberatrice, di un lirismo d’assonanze prevertiane, elementi tipici del pittore milanese, sono qui quasi del tutto rivolti a un bersaglio preciso. Se prima il protagonista, quando entrava in scena, poteva recitare frammentandosi e dirottandosi qua e là nello spazio, luogo deputato più della memoria o della nostalgia che non di una realtà circostanziata, e vi si espandeva, se così si può dire, fino a privilegiare l’insieme, il tono della rappresentazione, ed era questo effetto immediatamente esposto, questa atmosfera generale e brulicante a imporsi in modo unitario (il racconto, il « teatro » di Rognoni), nelle opere di questo ciclo il pittore lo isola, e cancellando attorno alla sua figura ogni elemento referenziale, o accostandolo tutt’al più a un solo oggetto localizzante, strappandolo a un qui e ora della cronaca, lo astoricizza, così che in questa apparente riduzione riacquista invece la propria dignità, o più spesso indegnità, di protagonista, caricato emblematicamente. Fantasma di una condizione, « tipo », « carattere ». Senza forzature. Gli basta accavallare una gamba, fumare una sigaretta, guardare avanti a sé nel vuoto, appoggiare una mano su un qualsiasi oggetto, allungare il mento (la distanza fra la bocca e il naso accorcia la distanza fra l’uomo e l’antenato scimmia), considerare una rosa, attendere uno squillo di telefono, avviarsi a prendere il tè... Lo stesso impasto pittorico assume altre connotazioni, anche psicologiche nella tendenza al grigiore, al freddo, allo sfocato, all’opaco. La stesura si insecchisce (< lo spazio della storia è indifferente »), potrebbe lasciare la tela allo scoperto, il fondo non è più ambiente ma un vuoto, una convenzione, mentre per quanto riguarda le figure, i volti, il segno si articola a ricercare non la forzatura caricaturale ma il tratto sintetizzante, una struttura del carattere. La pittura di Rognoni non ha perduto né in plasticità né in eleganza. Ma coerentemente alle intenzioni, e con una essenzialità nuova, del tutto avversa a ogni rischio decorativo, si tratta ora di un’eleganza sobria, ai limiti della severità, così come l’ironia si è precisata ancora meglio in giudizio spostandosi da una misura scettica a una partecipazione se non drammatica certo inquieta e inquietante. Difficile ravvisare in uno spettro una caricatura.

< Indietro>