Franco Rognoni

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Elena Pontiggia - 2015 PDF Stampa E-mail

Libertà di Rognoni “A questo mondo c’è giustizia finalmente”, diceva Renzo Tramaglino. Manzoni commenta che Renzo non sapeva più quel che diceva, sottintendendo che al mondo la giustizia, evidentemente, non c’è. Non c’è nemmeno nel mondo dell’arte, vorremmo aggiungere. E portiamo subito un esempio. Esiste un artista che ha lavorato a Milano per oltre mezzo secolo e che ha rivelato un talento duttile e poliedrico, modulando con uguale intensità gli accenti satirici e quelli lirici, l’ironia e la tenerezza, e creando così un’immensa enciclopedia “de li vizi umani e de gli errori”, ma anche dei momenti poetici da cui la vita, per fortuna, è attraversata. È un artista che ha compreso le principali esperienze estetiche del suo tempo - l’Espressionismo, il Surrealismo, l’Astrattismo lirico, l’Informale - e le ha mescolate con sovrana libertà, giungendo a esiti che non si possono imprigionare in una tendenza univoca; un artista con una vocazione morale alla Hogarth, che però ha sentito profondamente anche il valore del segno puro e della superficie dell’opera, dando vita a figure reali o apparizioni fantastiche non solo con l’evidenza dell’immagine ma anche con la musicalità della linea e l’effusione del colore. È un artista, ancora, che senza dimenticare la pittura italiana da Sironi a Licini ha dimostrato precocemente una sensibilità europea, guardando alla Parigi di Picasso, alla Germania di Klee e di Grosz, alla Russia di Chagall e sottraendosi a certe anguste prospettive nostrane. È un artista, infine, che è stato fra i protagonisti dell’incisione del secondo Novecento, accumulando con infaticabile esercizio carte, cartelle, ex libris, e illuminando copertine, plaquette, volumi con le sue illustrazioni. Questo artista si chiama Franco Rognoni e non ha ancora ottenuto l’attenzione che nel mondo dell’arte gli spetterebbe di diritto, appunto, se in quel mondo (come nel mondo in generale) ci fosse la giustizia di cui parlava Renzo Tramaglino. Rognoni, si intende, non è uno sconosciuto. Anzi. Ha goduto dell’apprezzamento, degli elogi e spesso dell’amicizia di molti.

Elena Pontiggia, da “FRANCO ROGNONI”, 2015 UMBERTO ALLEMANDI, Torino