Franco Rognoni

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Anna Rinonapoli - Saggio

Il pittore Franco Rognoni e il mito contemporaneo


Il successo, anche di vendite, all’estero e in Italia, meritatamente corona l’opera di Franco Rognoni. Riconoscimento venuto prima dal pubblico che da certi critici, provincialmente troppo preoccupati delle mode straniere: tranne eccezioni. Bisogna ammettere che fin dalle prime mostre, attorno agli anni ’40, il pittore ha scelto la strada difficile, senza aderire a scuole o movimenti reclamizzati ed effimeri, senza sollecitare protezioni da gruppi di potere.
Spirito libero, geloso della sua autonomia artistica, Franco Rognoni ha scavato interiormente alla ricerca del segno preciso e del colore incisivo, e ha ottenuto risultati che rendono inconfondibile la sua pittura; sia nei disegni, nelle illustrazioni, nelle scenografie (per il Teatro alla Scala di Milano, per il Teatro La Fenice di Venezia, per il Tatro Carlo Felice di Genova, per la “Tempesta” di Shakespeare rappresentata nel giardino di Villa Giusti a Verona. Per la televisione italiana scenografie e costumi per la “Mavra” di Stravinsky. Inoltre collabora con pitture fantastiche al teatro dei pupazzi di Maria Perego che tiene rappresentazioni in Italia e in Europa) e sia negli acquerelli, nelle tempere e negli oli.
Non è possibile elencare tutte le mostre, più volte ripetute nelle principali città italiane, specialmente a Milano. Vanno ricordati i quattro grandi pannelli sul tema di Ulisse per la turbonave “Michelangelo”, perché Rognoni eccelle nel grande come nel piccolo, come un antico affrescatore: lo confermano “Le grandi carte” esposte nel febbraio del 1984 alla galleria San Carlo di Milano. Anche le mostre all’estero sono numerose e più volte richieste dalla stessa nazione. Per l’Europa: Varsavia, Lubiana, Colonia, Monaco, Hannover, Lugano, Zurigo, Stoccolma, Odense e altre. Per gli USA: New York e Denver.
Franco Rognoni da sempre vive appartato, nello studio e nella meditazione, e raramente ritira di persona i premi che vince.
Riserbato ma non mai disattento ai problemi culturali e storici del suo tempo. Protagonista della pittura di Franco Rognoni è il mito contemporaneo, la civiltà delle macchine e delle metropoli: un mito denudato, costretto a rivelare le mistificazioni, la crudeltà, l’assenza di valori umani, perché l’ironia lacera, scompone, capovolge le immagini che sembrano concrete, autentiche solo al massmedia condizionato dalla non coltura imperante. La satira è talvolta sgradevole, amara, non mai denigrante e distruttiva dei significati profondi: nasce dalla pietà per la condizione terrestre, dall’amore per la bellezza e la natura.
Franco Rognoni dipinge volti sui paesaggi. Un modo ironico, decantato, penetrante di calare l’Io cosciente nella realtà caotica, bella o brutta, nobile o banale, ma sempre sfuggente e contradditoria. Un modo che permette di fissare la complessità del divenire che fatalmente coinvolge l’uomo e le sue opere. Un modo d’imprigionare un frammento spazio-tempo, con la sua pre-storia e la sua post-storia, frammento raggrumato in ganglio energetico, la struttura di ogni creazione artistica, essenziale ma non appariscente, allo stesso modo di quei nodi ghiandolari e nervosi, che sovraintendono all’organismo vivente.

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